Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico – di Matteo Simone

Psicologia dello sport e non solo – di Matteo Simone
18 Giugno 2017
O.R.A. Obiettivi Risorse Autoefficacia e DOPING – di Matteo Simone e Giuseppe Meffe
18 Giugno 2017

Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico – di Matteo Simone

“Se desiderate compiere qualcosa nella realtà, innanzitutto visualizzate voi stessi mentre riuscite a compierla”
Arnold Lazarus, L’OCCHIO DELLA MENTE

Il presente volume affronta le problematiche inerenti l’attività fisica intesa sia quale forma preventiva tesa al benessere fisico, sociale e psicologico, sia quale sport da praticare per raggiungere prestazioni eccellenti. Il mondo dello sport include diversi aspetti e tante sfaccettature, è un mondo assai complesso; infatti si parla di sport individuali, di squadra, aerobici (di resistenza),
anaerobici (di potenza). Inoltre, contempla l’attività fisica come forma di benessere psico-fisico e di prevenzione come ad esempio il contrastare l’ipertensione e la colesterolemia. Pag. 33: Il cammino rappresenta il primo livello per tutti co-loro che desiderano iniziare a dedicarsi alla propria salute. Camminiare ogni volta che è possibile, ricordandosi che i bene-fici maggiori si ottengono con la continuità. Camminare rappresenta un’attività motoria indicata per ogni ca-tegoria di persone, senza preclusione di sesso o di età, è un’attività che svolge un ruolo importante sia nella prevenzione primaria che secondaria delle malattie cardio-vascolari, può rap-presentare un modo per riscoprire il valore del dialogo, dell’amicizia, della compagnia degli altri. Lo sport riguarda anche le competizioni agonistiche e quindi tutto ciò che comprende la prestazione (performance). Ne sono argomentazioni a riguardo, il raggiungimento della prestazione ottimale (peak performance), es. i record dei campioni,lo sperimentare il Flow, considerato come uno stato alterato di coscienza dove tutto funziona alla perfezione ed anche l’IZOF, una zona di funzionamento ottimale che porta l’atleta a raggiungere la sua peak-performance. Inoltre sono trattate le difficoltà, i disagi dell’atleta, che possono essere di natura emotiva, di attivazione ottimale, di bassa autostima, di affollamento
a livello mentale di pensieri disturbanti, e, per finire di natura relazionale, cioè relativi ad una figura professionale che gravita attorno al mondo dell’atleta. Pag. 59: Lo sportivo non è solo, è circondato dall’allenatore che dovrebbe conoscere le sue potenzialità, i suoi punti di forza e di debolezza. Dovrebbe costruire con lui un progetto con obiettivi raggiungibili, stimolanti, dare feedback adeguati, spiegare le sedute di allenamento, l’importanza del gesto sportivo, il significato, raccontare aneddoti, far parte della storia sportiva dell’atleta, condividere momenti di gioia e sofferenza, di vincite e di sconfitte, essere disposto ad ammettere di aver fatto un errore, di aver preteso, di aver sottovalutato, di non aver considerato. I famigliari contribuiscono al benessere o al malessere dell’atleta, durante il percorso sportivo, l’atleta ha necessità di prendere decisioni sul prosieguo della carriera sportiva, ha bisogno di proiettarsi sul futuro per immaginare quello che potrà essere, diventare, fare se dovrà abdicare dal mondo sportivo per motivi vari, esempio, infortunio, calo motivazione, impegni di allenamento diventati gravosi. Si considerano gli obiettivi, le priorità: Obiettivi di chi? Dell’atleta, della squadra.
Quanto nella tua vita è importante lo sport? Cosa sei disposto a fare o a rinunciare per raggiungere
i tuoi obiettivi? Sono trattate le difficoltà degli sportivi in allenamento, in competizione o in relazione al team e vengono illustrati l’approccio, le metodiche e le tecniche per l’incremento della performance sportiva e per il migliorare della prestazione attraverso l’ “Eye Movement Desensitization and Reprocessing” (EMDR), in particolare prevedendo un lavoro sullo sviluppo e l’istallazione delle risorse dell’atleta in vista di una prestazione di picco. Pag. 79: Requisiti e qualità fondamentali dell’allenatore sono considerati, la passione, la capacità di relazionarsi, di avere una personalità equilibrata, una sufficiente autostima e di essere propensi all’ascolto. Come dovrebbe comportarsi un bravo allenatore? Sicuramente dovrebbe manifestare interessamento e vicinanza, apprezzamento, fiducia e incoraggiamento, aiuto per risolvere le difficoltà, concorrere alla formazione di un buon senso di auto-efficacia e di autostima. Un bravo allenatore dovrebbe arrivare all’allenamento carico di entusiasmo; trasmettere sicurezza, affetto, accoglienza, serenità, dovrebbe essere munito di enorme pazienza; non dovrebbe rimproverare, ma, al contrario, incoraggiare e motivare; rinforzare i comportamenti positivi. E’una figura sbagliata quando: ha bisogno di far vedere chi è che comanda; possiede tutte le idee e le soluzioni e rifiuta quelle degli atleti perché ha paura che intacchino la sua autorità. Quali sono gli allenatori preferiti: quelli che trasmettono sensazioni positive, rinforzano la prestazione, incoraggiano dopo un errore, danno indicazioni tecniche dopo un errore, sono organizzati, preparati e competenti, utilizzano uno stile autorevole (né autoritario né superficiale). E’ importante sottolineare i comportamenti positivi con i rinforzi come la propria approvazione: “Bravo”, “Bene” e valorizzare ogni progresso per aumentare l’autostima. Si prosegue con l’illustrare alcuni Personaggi ed in particolare si riportano l’intervista ad un ultramaratoneta ed alcune testimonianza relative a campioni. Pag. 151: Don Juan Matus
e gli sciamani della sua stirpe intendevano la consapevolezza come l’atto di essere deliberatamente consci di tutte le possibilità percettive dell’uomo, non solo di quelle dettate da una determinata cultura il cui ruolo sembra quello di ridurre le capacità percettive dei suoi membri. Secondo Don Juan, il culmine della ricerca degli sciamani è ciò che considerava l’ultimo fatto energetico, non solo per gli stregoni, ma per ogni essere umano. Chiamò questo fatto il viaggio finale. Il viaggio finale consiste nella possibilità che la consapevolezza individuale, portata alla sua massima espansione dall’adesione individuale alla cognizione degli sciamani, potrebbe essere mantenuta oltre il punto in cui l’organismo è in grado di funzionare come unità coesa, vale a dire oltre la morte. Questa consapevolezza trascendentale fu interpretata dagli sciamani dell’antico Messico come la possibilità della consapevolezza degli esseri umani di andare oltre lo scibile, arrivando così al livello dell’energia che fluisce nell’universo. Gli sciamani come Don Juan definirono la loro ricerca come il tentativo di diventare, alla fine, un essere inorganico, vale a dire energia consapevole di sé, che agisce come unità coesa, ma senza un organismo. Chiamarono questo aspetto della loro cognizione libertà totale, uno stato in cui esiste la consapevolezza, libera dalle imposizioni della socializzazione e della sintassi. Ne “L’isola del tonal”, Castaneda presenta una descrizione dettagliata del tonal e del nagual. Il tonal viene mostrato come lo spazio in cui agisce e si orienta l’uomo comune durante la sua vita, esso include tutto quello che l’uomo pensa
o fa: il pensiero e la descrizione ordinaria della realtà sono il forte del tonal, il quale comprende di fatto tutta la gamma del conosciuto. Secondo Castaneda, per l’uomo della società scientifica non esiste nient’altro che il conosciuto, tutta la sua esperienza cosciente si restringe all’ambito del tonal, il quale inizia con la nascita e termina con la morte. Il nagual, invece,è tutto ciò che resta fuori dal tonal. Castaneda descrive il tonal come un’isola in cui l’uomo trascorre tutta la sua vita, senza sapere nulla di ciò che si trova oltre i suo confini. Il nagual è tutto lo spazio di mistero che circonda l’isola. Benché esso non possa essere compreso o verbalizzato – dato che la comprensione e la parola corrispondono al tonal – se ne può tuttavia essere testimoni, sperimentarlo. E questo è uno degli obiettivi dello stregone, al quale non importa tentare di capire
o razionalizzare l’esperienza del nagual. Oltre alla psicologia dello sport il testo si conclude con
una visione del mondo concludo con una visione del mondo al di là dell’ordinario. Pag. 159: le informazioni più importanti che i terapeuti possono ricavare dal bambino sono quelle delle esperienze positive riguardanti hobby, film, personaggi dei cartoni animati o dei fumetti, compagni di gioco, animali, avvenimenti, ricordi e altro, che abbiano avuto un effetto benefico. Questa messa a fuoco delle esperienze positive differisce dagli approcci tradizionali in cui viene posta in risalto l’area del problema. Come terapeuti, noi siamo pienamente consapevoli della forza esercitata da ricordi e traumi dolorosi, ma tendiamo a minimizzare o semplicemente a trascurare il corollario di questa realtà: anche all’aspetto positivo può essere associata una valenza altrettanto potente…Queste associazioni piacevoli possono fungere da ‘biglietto d’ingresso’ al personalissimo mondo interiore delle risorse del bambino. Ci aiutano inoltre a formare la ‘struttura di fondo’ della metafora, con il ricorso a scene, attività e avvenimenti già familiari al bambino.

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